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Guerra di Mafia nell'agrigentino, 5 condanne per 11 omicidi
Wednesday 25 January 2012
Cinque condanne, una all’ergastolo, tre a trent’anni ed una ad otto anni (con beneficio accordato ai pentiti) tre assoluzioni da ogni accusa. E’ questa la sentenza emessa a tarda serata di giovedì dal Gup del Tribunale di Palermo, Vittorio Anania, che ha celebrato il processo, con rito abbreviato, a carico di otto imputati accusati a vario titolo di una serie impressionante di delitti, undici per la precisione, commessi nell’agrigentino nel periodo più cruento della storia mafiosa provinciale. Ergastolo per Salvatore Fragapane, ritenuto responsabile come mandante degli omicidi di Giovanni Panarisi e Giuseppe Randisi; Filippo Panarisi; Amedeo Gentile, Giuseppe Barba e Vincenzo Sambito; trent’anni di carcere per Calogero Salvatore Castronovo accusato dell’omicidio di Filippo Panarisi; 30 anni anche a Joseph Focoso per l’omicidio di Giuseppe Barba; 30 anni a Giovanni Pollari per l’omicidio di Ignazio Panepinto. Per lo stesso omicidio otto anni sono stati inflitti a Luigi Putrone che ha beneficiato della particolare legislazione dei pentiti. Fragapane è stato anche condannato a pagare una provvisionale di 50 mila euro ai familiari di Giuseppe Randisi e Amedeo Gentile. Anche Putrone dovrà pagare una provvisionale di 50 mila euro ai familiari di Salvatore Greco. Gli assolti sono: Giuseppe Fanara, Mario Capizizi e Giuseppe Renna (da ogni accusa). Assoluzione anche per Giulio Albanese (prescrizione); Fragapane per gli omicidi Panepinto e Collura e tentato omicidio di Filippo Panarisi; Castronovo che era accusato dei delitti Barba e Russello; Focoso assolto per il delitto Russello; Renna per il delitto di Giuseppe Mallia.
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Casteltermini: ecco come la mafia si spartiva gli appalti per la costruzione del termovalorizzatore
Friday 23 September 2011
Dall’inchiesta “Grande vallone” che ha decimato le cosche nissene del “Vallone”, quelle comprese nei territori a cavallo con la provincia di Agrigento (Campofranco, Milena, Mussomeli, Sutera, Acquaviva ed altri comuni), viene fuori con preoccupante chiarezza come Cosa nostra agrigentina e nissena avevano messo le mani sui lavori di realizzazione del termovalorizzatore di Casteltermini. Scrivono i giudici della Dda di Caltanissetta: Le indagini condotte in quest’ambito, anche in riferimento a lavori de quibus, costituiscono una prima conferma dell’assunto che si intende dimostrare in questa sede circa l’instaurazione di un sistema nell’ambito dei pubblici appalti eseguiti in territorio siciliano - di cui le società riferibili a Giuseppe Modica sono parte integrante e con ruolo di indubbia centralità nel territorio del mandamento mafioso di Mussomeli - teso ad una pianificata “spartizione” delle opere da realizzar in favore di imprese che, sulla scorta di pregresse attività di indagine o di quante emerso nell’ambito dell’odierno procedimento, possono dirsi vicine o, comunque collegate ad esponenti mafiosi appartenenti a Cosa nostra. Ed invero si consideri, in primo luogo, che - come accennato - la ditta esecutrice de lavori, in regime di subappalto, per il termovalorizzatore di Casteltermini risulta essere la Cooperativa Edile “La Sicilia”, indicata da più collaboratori di giustizia come impresa della famiglia mafioso di Bagheria.
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Agrigento: la mafia di Castrofilippo guidata da Bartolotta e dal nipote di Angelo Alaimo
Friday 23 September 2011
Dalla sentenza “Family” emessa dal Gup del Tribunale di Palermo, Rizzo, attraverso le motivazioni a supporto della condanna inflitta ad Angelo Alaimo è possibile ricostruire la parte più importante della famiglia mafiosa di Castrofilippo. Scrive il giudice: “Gli elementi di prova a carico di Angelo Alaimo cl.1947 in ordine alla sua partecipazione all’articolazione mafiosa di Castrofilippo con ruolo apicale ed alle condotte che ne sono significative derivano dalle precise, convergenti e riscontrate indicazioni accusatone provenienti dai collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati e Giuseppe Sardino. Di Gati nei suoi molteplici interrogatori, ha fatto reiteratamente menzione del predetto Angelo Alaimo, nipote di Antonino Bartolotta, “rappresentante” riconosciuto di Castrofilippo, e lo ha indicato ora come “vice capo famiglia”, ora come “reggente” di fatto insieme al Bartolotta, anziano e malato, ora come “vice rappresentante” della locale cosca. In particolare nell’interrogatorio reso il 14.12.2006, Di Gati parla di Alaimo Angelo, nipote del Bartolotta “rappresentante” del paese, abitante in Canicattì ed ivi sposato e con terre all’uscita di Castrofilippo, quale uomo d’onore, il quale aveva favorito la sua latitanza quando lui reggeva la provincia e che, dopo che lui era stato fatto allontanare da Castrofilippo a seguito delle pressioni esercitate dal Falsone sull’Alaimo stesso e sullo zio di costui, teneva frequenti contatti settimanali con il Falsone stesso anche in funzione di un incontro, avente ad oggetto il chiarimento sulla gestione della “situazione” in Favara, che doveva aver luogo tra Alaimo Pasquale di Favara - condannato con sentenza del 27.3.2008 del Tribunale di Agrigento per il reato di cui all’art.416 bis c.p. quale appartenente alla famiglia mafiosa di Favara - ed il Falsone e sulla stessa situazione personale del Di Gati.
Ultimo aggiornamento ( Friday 23 September 2011 )
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Mafia: L’esercito di Cosa nostra: 4.000 uomini d’onore e 8.000 fiancheggiatori
Friday 12 August 2011
Cosa nostra dispone di 300.000 voti: radicato il rapporto mafia-politica Settori di grande guadagno: edilizia, videopoker, distribuzione alimentare, estorsioni

Un documento inedito. Che Grandangolo pubblica in esclusiva e che Accade In Italia riprende grazie al consenso del Direttore di Grandangolo Franco Castaldo.

La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, che verrà presentato nei prossimi giorni. Grandangolo anticipa i tratti essenziali, evidenziando, tra l’altro, il sempre pericoloso rapporto tra mafia e politica (Cosa nostra dispone di 300.000 voti) con particolare riferimento alla provincia di Agrigento. “Si inizia dalla composizione interna della Direzione distrettuale antimafia che è costituita da un organico di 22 sostituti procuratori e 4 procuratori aggiunti che hanno la competenza territoriale sulle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. L’ufficio attualmente è in gravissima difficoltà in quanto alcuni magistrati sono sul punto di essere trasferiti avendo superato il limite decennale di permanenza presso la Procura, termine che si abbassa a otto anni per gli aggiunti. In particolare, la Direzione distrettuale antimafia si articola in settori di competenza: la Provincia di Palermo è divisa in due parti, sud orientale e nord occidentale ed include le zone esterne denominate “Palermo 1” e “Palermo 2” e poi i settori di Palermo-Madonie, Trapani ed Agrigento. Una particolare attenzione è stata dedicata dall’ufficio al settore denominato “mafia ed economia” chiamata ad occuparsi di tutti i procedimenti del distretto in materia di criminalità economica indipendentemente dalle separazioni territoriali. Il metodo di lavoro è quello del pool investigativo che consiste nella conoscenza da parte dei magistrati di tutte le logiche criminose del territorio mediante una circolazione piena delle notizie. I verbali riassuntivi dei collaboratori di giustizia vengono fatti circolare tra i procuratori aggiunti i quali, essendo informati di tutte le dichiarazioni, sono in grado di orientare l’attività dei singoli sostituti. Lo schema dell’organizzazione mafiosa è sempre lo stesso: “decine”, “famiglie”, “mandamenti” e “province”. Il “mandamento”, è un organismo di secondo grado che raggruppa più comuni o più quartieri della città mentre la provincia raggruppa tutti i “mandamenti” all’interno di una circoscrizione provinciale. Nella Sicilia occidentale sono stati recensiti 29 “mandamenti” e 94 “famiglie mafiose”. Trapani comprende 4 “mandamenti” e 17 “famiglie” con circa 720 individui. Sull’intero territorio si stima una forza complessiva di circa 3500-4000 soggetti, non tutti in libertà, ai quali vanno aggiunti i favoreggiatori, circa 8000 persone sfiorate solo da sospetti che vengono monitorate costantemente. Le tre province secondo la struttura dell’organizzazione mafiosa hanno un loro reggente. Nella provincia di Trapani il reggente è Matteo Messina Denaro, latitante storico. Agrigento, sino a poco tempo addietro aveva il suo reggente in Giuseppe Falsone, di recente arrestato a Marsiglia e già estradato in Italia. Nella “provincia” di Palermo, storicamente la più importante perché ha sempre espresso il “capo” della mafia siciliana, la situazione è fluida in quanto i recenti arresti, anche di latitanti, hanno azzerato le gerarchie superiori. Attualmente nella provincia di Palermo non sussiste una reggenza riconosciuta universalmente. 

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Mafia: i superstiti del Clan Rizzuto si preparano al rientro in Sicilia
Thursday 14 July 2011
Il clan Rizzuto forse in fuga da Montrèal. Dopo la mattanza che ha visto morire prima Nick Rizzuto junior, poi il vecchio “padrino” Nick Rizzuto oltre che Agostino Cuntrera e altri personaggi influenti del clan italo-canadese originario di Cattolica Eraclea, la famiglia forse si prepara alla “grande fuga” e molto probabilmente al rientro in Sicilia. E’ stata già messa in vendita a circa 2 milioni di euro, tramite l’agenzia International Realty, la villa di Vito Rizzuto, una sorta di riproduzione di un castello normanno sulla rue Antoine- Berthelet a Montreal, da tempo ribattezzata la “via della mafia”, visto che vi sono le case di Vito Rizzuto, del padre Nick (la villa nella quale è stato ucciso da un cecchino) e della figlia Maria Rizzuto, moglie di quel Paolo Renda scomparso, forse è lupara bianca, dal maggio del 2010. Pare che i familiari, secondo fonti giornalistiche, stiano cercando di mettere in vendita anche la lussuosa villa di Nick Rizzuto. Gli investigatori canadesi, secondo quanto riporta la stampa del Nord America, hanno pensato e scritto in questi mesi che la famiglia Rizzuto tema adesso un agguato per Vito. Il boss, quando uscirà dal carcere nell’ottobre 2012, probabilmente non vorrà tornare a Montrèal temendo il fuoco degli avversari. Intanto su Vito Rizzuto pendono in Italia due richieste di estradizione, sia per il processo Brooklyn, quello dell’infiltrazione nell’appalto del ponte sullo Stretto di Messina, che per il processo Orso Bruno che vede al centro dell’inchiesta una maxi operazione di riciclaggio di denaro sporco attraverso la Made in Italy Spa, con sede a Roma davanti a Palazzo Chigi. Entrambe le inchieste, sfociate in decine di arresti, sono state svolte dalla Dia di Roma e dalla Dia di Agrigento. Qualche anno fa furono estradati in Italia due boss italo-canadesi originari di Siculiana, Alfonso Caruana e Pasquale Cuntrera, due amici e “colleghi” di Vito Rizzuto. Gli investigatori stanno cercando di capire quali saranno le prossime mosse della famiglia Rizzuto, che pare che vogliano andare via da Montrèal. C’è chi pensa che alcuni dei familiari dei boss possano rientrare a Cattolica Eraclea da dove partirono nel 1954. Poi la scalata al vertice della mafia italo-americana e adesso l’inesorabile declino segnato prima da importanti inchieste giudiziarie canadesi e italiane e poi da una mattanza senza pietà. E in Italia, allarmati dalle notizie provenienti da oltre oceano, polizia e carabinieri cominciano a studiare le mosse dei boss italo canadesi. Una sorta di partita a scacchi, giocata nell’ombra, in attesa degli immancabili sviluppi.
Leggi anche Montreal: Omicidio Nick Rizzuto jr, spira vento di guerra di Giuseppe Bascietto
 
Mafie e narcoeconomy. Le democrazie possono vincere gli imperi della droga o ne resteranno preda?
Saturday 09 July 2011
di Alessandro Zardetto

Il 22 giugno è arrivato in tutte le librerie Narcoeconomy, il nuovo libro del giornalista e storico Carlo Ruta. Un testo inedito, tra saggio e inchiesta (192 pagine, edito da Castelvecchi RX), che racconta del più grande e redditizio business delle mafie: il narcotraffico. L'analisi di Ruta parte da un dato particolarmente allarmante: nell'attuale crisi globale, l'unica attività economica che continua crescere e a garantire utili è proprio quella legata al traffico e alla produzione di droga. Tutti i piani di contrasto messi in atto dai governi mondiali, infatti, stanno fallendo mentre aumentano i capitali a disposizione degli imperi criminali. 

Secondo lei, il potere delle mafie quanta influenza ha sulle scelte delle maggiori democrazie?

L’influenza delle mafie tende ad aumentare per un fatto soprattutto economico: i business criminali sono in crescita, e tanto più lo sono quelli delle droghe, perfino incentivati dalla crisi, che spinge ai margini e alla disperazione le aree sociali più deboli. A fronte di una recessione che negli anni scorsi ha colpito le attività produttive di numerosi i paesi, ricchi e poveri, il narcotraffico va ponendosi quindi come economia di sostegno. Il dato, clamoroso, è stato ammesso addirittura da Antonio Maria Costa, direttore dell’Unodc, l’Ufficio antidroga dell’ONU, con stime e dati. Secondo Costa nei mesi clou della recessione ben 325 miliardi di dollari ricavati dalla droga sarebbero affluiti a grandi gruppi bancari del Regno Unito, della Svizzera e italiani. In sostanza, il salvataggio di queste banche sarebbe stato sostenuto dalle narcomafie. Basta allora questo dato per comprendere i poteri di ricatto sulle democrazie dell’Occidente di cui i signori della droga dispongono oggi.

In base ai dati che ha raccolto, può quantificare la rendita del narcotraffico?

Negli anni come si è evoluto questo dato?  Gran parte delle agenzie internazionali concordano nello stimare in circa 500 miliardi di dollari il giro d’affari annuo delle droghe, equivalente al fatturato delle prime sette casa automobilistiche della terra, ma anche a un terzo del Pil dell’intero continente africano. L’evoluzione è rilevabile dalle cifre delle tossicodipendenze, dei sequestri di droghe, dai trend della criminalità. Il narcotraffico negli ultimi due decenni ha invaso regioni che ne erano largamente libere. È emblematico il caso dell’Africa, dove convergono da anni le rotte della coca dall’America Latina, in direzione per l’Europa, e quelle dell’eroina da Oriente.

Ultimo aggiornamento ( Saturday 09 July 2011 )
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