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Mafia all'università: ecco come cosa nostra e 'ndrangheta si sono impadroniti dell'ateneo messinese
Wednesday 10 March 2010
di Antonio Mazzeo
Inchieste giudiziarie e ricercatori sostengono che il Ponte sullo Stretto di Messina, più che due sponde, servirà a congiungere due cosche, o meglio, le due grandi holding criminali che controllano il territorio e l’economia in Calabria e Sicilia. Nell’Università di Messina, però, mafia e ‘ndrangheta operano in collegamento perlomeno sin dagli anni ’70, quando anche grazie a certi “studenti” di estrema destra e all’occhio benevolo degli inquirenti, l’Ateneo divenne il laboratorio sperimentale di un’alleanza politico-criminale che avrebbe colto i suoi frutti con la stagione delle stragi del 1992-93. Mafia e ‘ndrangheta hanno messo le mani su grandi e piccoli affari dell’università dello Stretto: dagli appalti per la realizzazione del Policlinico a quelli per la gestione di mense e servizi; dalla compravendita di esami e titoli di studio al traffico di armi e stupefacenti all’interno dei locali universitari.
Ultimo aggiornamento ( Wednesday 10 March 2010 )
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Il boss cambia affari: acqua, rifiuti, supermercati; ecco le nuove frontiere della mafia siciliana
Friday 05 March 2010
di Carlo Ruta

La realtà documenta che, a dispetto delle confische operate in questi anni, l’economia della Sicilia continua a essere soggetta all’iniziativa mafiosa. Si registrano comunque mutamenti di rilievo. Se nel secondo Novecento le consorterie hanno puntato in modo debordante sull’edilizia, pubblica e residenziale, negli ultimi tempi, senza nulla togliere al cemento, che a dispetto di tutto mantiene il proprio fascino, le medesime sono state attratte pure da altri tipi di affari, per più ragioni in vistosa crescita. Nella lista dei business più ambiti sono finiti le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la grande distribuzione. Era nelle cose del resto che avvenisse, giacché è su tali linee che si giocano oggi sfide, pure in chiave economica, fra le più importanti.

Ultimo aggiornamento ( Friday 05 March 2010 )
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Messina: Barcellona Pozzo di Gotto, l'anitmafia nel mirino del consiglio comunale
Tuesday 02 March 2010
di Antonio Mazzeo

Guai a voler verificare la legalità del procedimento amministrativo relativo alla realizzazione del più grande parco commerciale della Sicilia, un affare per svariate centinaia di milioni di euro in un’area ad altissima densità mafiosa. Politici e consiglieri comunali, compatti, sono pronti ad invocare liste di proscrizione e finanche la testa di quelli che vengono tacciati pubblicamente di essere «strabici carrieristi» e di «avvelenare i pozzi» della città, magari su mandato delle forze oscure dei comuni limitrofi. È quanto accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) al Movimento Civico Città Aperta e al Presidio “Rita Atria” di Libera, ree di aver puntato i riflettori sul voto unanime del consiglio comunale che ha approvato una variante al PRG per consentire l’insediamento di megashopping, negozi, alberghi e ristoranti su 18,4 ettari di terreni agricoli.  Le due associazioni avevano presentato in Comune formale richiesta di accesso al fascicolo sull’iter amministrativo del progetto, esprimendo poi in un comunicato il timore sulla «dubbia provenienza» dei capitali per l’operazione.
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Testo integrale del piano di rinascita democratica della Loggia P2 di Licio Gelli
Tuesday 02 March 2010
Quanto di questo programma è stato fino ad oggi realizzato? Il Piano di rinascita democratica fu sequestrato all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza. Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nel giugno del 1984, che il Piano di rinascita non è mai esistito. Esso era solo un insieme di appunti che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni. “Non era altro – dirà lo stesso Gelli - che un'esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull'andamento generale del paese".

 

 

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 02 March 2010 )
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Politica: Di Girolamo si dimette da senatore
Monday 01 March 2010
Nicola Di Girolamo ha presentato le dimissioni da senatore. A quanto apprende l'agenzia Ansa, il senatore del Pdl travolto dall'inchiesta sul riciclaggio e accusato di essere stato eletto nella circoscrizione esteri con il voti della 'ndrangheta, ha comunicato la sua decisione con una lettera al presidente del Senato Renato Schifani. L'inchiesta. È stato arrestato anche Antonio Ricci, zio di Giorgia, la moglie di Gennario Mokbel, l'imprenditore che, secondo gli inquirenti, sarebbe a capo dell'organizzazione accusata dalla procura di Roma di avere riciclato oltre 2 miliardi di euro con una truffa ai danni del fisco di circa 365 milioni.
Ultimo aggiornamento ( Monday 01 March 2010 )
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Il sistema Caltagirone: dalle sfide al nord industriale alla conquista del sud
Sunday 21 February 2010
di Carlo Ruta
Con la sua morte, Gaetano Caltagirone chiude in un certo senso l’album dei ricordi della dinastia romana. Ancora in vita costituiva in effetti l’emblema di un passato, mosso e ingombrante. Altri nomi della famiglia, con strategie affinate, sono entrati in gioco, hanno superato i passaggi più tortuosi del paese, mostrandosi oggi, tanto più oggi, in perfetta linea con i tempi. Con le sue disinvolture, Gaetano ha tracciato probabilmente delle coordinate, forse è stato pure un pioniere, percependo già, per esempio, l’importanza del binomio imprenditoria-giornali. Era tuttavia espressione di un mondo che è andato fuori tempo. Quelli che si sono fatti avanti, durante e dopo, non sono venuti allora a raccoglierne il testimone, ma, soprattutto, a rigettarne l’eredità, dichiarandosi diversi. Ma quanto lo sono nella sostanza?
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Agrigento: una martellata nella mano per licenziare l'operaio scomodo
Sunday 21 February 2010
L'infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici e lo sfruttamento dei lavoratori ai quali viene calpestata la dignità e carpito il consenso elettorale. Chi non rinuncia ai propri diritti in favore di imprenditori rampanti in odor di mafia, chi non vota secondo le indicazioni degli amici del boss, rischia martellate sulle mani. A tradimento, sul luogo di lavoro, da un collega di lavoro. E’ uno degli aspetti più inquietanti e indecenti che emerge dagli atti dell’inchiesta antimafia “Minoa”, condotta dalla Dia di Agrigento e coordinata dalla Dda di Palermo, che con il blitz del 27 novembre scorso avrebbe decimato la cosca locale guidata, secondo le accuse, dal boss Domenico Terrasi con al suo fianco il figlio Giuseppe. Senza avere formalmente nessun titolo per gestire i lavori Domenico e Giuseppe Terrasi, Paolo Miccichè e Gaspare Tutino avrebbero controllato di fatto la realizzazione dell’incubatore di impresa di Cattolica Eraclea con l’assunzione di operai, nei rapporti con il Comune allo scopo di controllare i pagamenti degli stati d’avanzamento lavori e altro. In pratica si sarebbero infiltrati nell’appalto vinto dall’impresa “Immobiliare Rosalba” di Palermo. Si parla spesso di questi lavori mentre è in corso la campagna elettorale per le amministrative del 2007. Con il boss “zì Micu” Terrasi, Miccichè e Tutino parlano di soldi, affari, forniture, voti e operai.
Ultimo aggiornamento ( Sunday 21 February 2010 )
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