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Maurizio Di Gati: storia mafiosa di un barbiere di provincia |
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Thursday 07 January 2010 |
Maurizio Di Gati ancora oggi rappresenta il vero spauracchio per i mafiosi della Provincia di Agrigento, e non solo, che non sono stati ancora catturati. Le sue dichiarazioni sono sempre state puntuali e precise ma non tutte, ad oggi, sono state adeguatamente riscontrate. Necessitano ulteriori accertamenti per poi passare alla fase dell’esecuzione di eventuali provvedimenti di cattura. In questo verbale di interrogatorio Di Gati mette a fuoco l’intero sviluppo della vicenda che lo defenestrò da capo della mafia provinciale a tutto vantaggio di Giuseppe Falsone, il boss latitante di Campobello di Licata. Ecco il suo racconto: “Io ho fatto parte della famiglia mafiosa all’inizio di Racalmuto, del mio paese di origine, e poi ho fatto parte della... sempre dell’associazione mafiosa nella provincia di Agrigento, in tutta la provincia di Agrigento.
Pm: Ecco, può sinteticamente farci una breve storia di questa sua appartenenza innanzitutto alla famiglia mafiosa di Racalmuto?
Di Gati: La mia appartenenza alla famiglia mafiosa di Racalmuto inizia subito dopo la prima strage che ci fu a Racalmuto dove il 23 luglio del ‘ 91 fu ucciso anche un mio fratello. Da lì mi sono messo subito a disposizione di Cosa Nostra di Agrigento che allora era retta dal capo provincia Salvatore Fragapane di Santa Elisabetta. Subito dopo ho preso le redini del paese perché eravamo in guerra contro la cosiddetta stidda di Agrigento, stiddari in poche parole, e da lì ho gestito, da lì in poi ho gestito sempre il mio paese, anche se formalmente non ero ancora fatto come uomo d’onore, cioè la classica pungiuta che si usava dentro, che si usa dentro Cosa Nostra.
Pm: Lei quando è che è diventato uomo d’onore?
Di Gati: Io divento uomo d’onore diciamo a tutti gli effetti con la classica pungiuta come ho detto poco fa nel, credo che sia aprile del ‘97.
Pm: Ecco, può specificare quali erano i suoi, il suo ruolo che ha occupato all’interno appunto dell’organizzazione prima e dopo questo momento?
Di Gati: No, prima come ho detto poco fa gestivo le cose di Racalmuto sia in tempo di guerra che durante, diciamo, la pace che c’è stata, nel senso che gestivo le varie (inc.) che c’erano nella zona di mia competenza che era Racalmuto. E poi dal ‘97 in poi anche se già io facevo, avevo fatto diversi omicidi per la provincia di Agrigento, per la cosiddetta provincia di Agrigento allora retta da Salvatore Fragapane e poi dal fratello Leonardo Fragapane. Poi dal ‘97 quando sono stato fatto uomo d’onore a tutti gli effetti continuavo ad esempio a fare la mia stessa vita, nel senso che gestivo Racalmuto, ed ero sempre a disposizione della Cosa Nostra di Agrigento, Agrigento diciamo, Agrigento provincia in generale, e poi dal 12 gennaio in poi sono stato latitante.
Pm: Sì, e quando è diventato latitante ha continuato in questo suo ruolo all’interno dell’organizzazione?
Di Gati: Sì, durante la mia latitanza dalla metà del 2000 fina a tutto il 2002 per circa due anni ho preso la reggenza della provincia di Agrigento come rappresentante provinciale.
Pm: Ecco, ci spiega un po’ meglio, Lei è stato nominato rappresentante provinciale?
Di Gati: Sì, la nomina mi arrivò da Palermo tramite Domenico Virga, uomo d’onore di Gangi, della zona di Palermo, perché lui aveva i contatti diretti con l’allora latitante Antonino Giuffré, Bernardo Provenzano, Benedetto Spera, e altri uomini d’onore che gestivano Cosa Nostra regionale in Sicilia.
Pm: Sì, e questo quando avviene, in che anno?
Di Gati: Da lì mandai a dire... questo avviene durante l’anno del 2000 diciamo, dopo la metà del… dopo l’arresto di Giuseppe Vetro a fine maggio, inizi di giugno del 2000. Da lì mandai a dire, siccome la provincia di Agrigento era scoperta come rappresentante provinciale sapevo che, siccome con Domenico Virga avevo vari contatti diretti perché mi veniva a trovare almeno due volte la settimana in provincia di Agrigento durante la mia latitanza, da lì mandai a dire, tramite lui mandai a dire a Palermo se gli stava bene il mio nome come reggente della provincia di Agrigento e loro accettarono, fecero una riunione a Palermo e mi mandarono a dire sempre tramite Domenico Virga che gli stava bene il mio nome per la reggenza di Agrigento.
Pm: Sì, e questa sua reggenza quindi dura fino a quando?
Di Gati: Fino a tutto l’anno del 2002, del 2002, dal 2000 fin al 2002.
Pm: E poi cosa succede?
Di Gati: Poi succede che nell’anno del 2002 avviene che, diciamo, se non vado male tra marzo e aprile viene arrestato Nino Giuffrè e da lì mi viene a mancare un grosso contributo per chi mi appoggiava a Palermo per avere la reggenza della Provincia di Agrigento.
Pm: Poi c’è stata una grossa riunione in Provincia di Agrigento alla fine di maggio il 23 luglio, il 23 maggio sempre del 2002, perché da Palermo Bernardo Provenzano mi mandò a dire tramite i suoi referenti che la nomina la dovevano fare, la nomina ufficiale la dovevano fare i capi mandamento della provincia di Agrigento, e poi riferirlo di nuovo a Palermo. E così fecero, infatti poi ci fu, scattò l’operazione la cosiddetta Cupola nel mese di luglio sempre del 2002, mi vennero a mancare tutti i vari mandamenti che appoggiavano me nella nomina di rappresentante provinciale che erano d’accordo con me. Ho retto la provincia fina tutto il 2002, poi nel gennaio del 2003 c’è stata un’altra riunione tra me e alcuni palermitani mandatemi sempre da Bernardo Provenzano in quanto aveva saputo che avevamo in quel periodo dei problemi tra, erano nati dei problemi tra me e Giuseppe Falsone, anch’egli latitante in quel periodo e che ci doveva essere un grosso chiarimento. Questo siamo nel gennaio 2003. Poi... però...
Pm: Scusi la interrompo un attimo, chi viene da Palermo a dirle queste cose?
Di Gati: da Palermo viene, mi accompagnano i palermitani, Angelo Di Bella di Canicattì, uomo d’onore di Canicattì, insieme a Pasquale Alaimo di Favara, me li porta nel luogo dove eravamo, avevamo stabilito io e Pasquale Alaimo in quel momento dove portarmi questi uomini d’onore di Palermo. Gli uomini d’onore sono... come si chiamano, in questo momento non me lo ricordo dottore come si chiamano gli uomini d’onore di Palermo, comunque erano due, uno si chiamava Giovanni di nome e il cognome non me lo ricordo. E l’altro Michele, che era anziano questo, ma il cognome non me lo ricordo né di uno, né degli altri, in questo momento.
Pm: E quindi stava dicendo, cosa le dicono di preciso, cosa le dicono questi referenti palermitani?
Di Gati: Mi dicono che devo fare una riunione insieme a loro con Giuseppe Falsone di Campobello di Licata in quanto non volevano che nascessero dei forti contrasti tra me e lui per quanto riguarda la reggenza della provincia di Agrigento, e da gennaio in poi ho aspettato sempre una loro chiamata per fare questo incontro.
Pm: Lei ha fatto riferimento alla sua latitanza iniziata nel ‘ 99. Ci può brevemente dire i luoghi in cui ha trascorso la sua latitanza e da chi è stato aiutato, se è stato aiutato da qualcuno?
Di Gati: I luoghi... no, i luoghi che, della mia latitanza sono stati tutti nella zona di Agrigento, diciamo, tra Favara, Castrofilippo, Naro... questi tre territori in poche parole. Nella zona di Favara mi ha molto aiutato come ricerca dei luoghi e come diciamo mio braccio destro Pasquale Alaimo uomo d’onore di Favara.
Pm: Ecco, chi è Pasquale Alaimo?
Di Gati: Uomo d’onore di Favara. I rapporti erano molti intimi perché era il mio referente nel senso che se avevo bisogno di qualche cosa o per mettere apposto qualche impresa o per altre vicende mi riferivo direttamente a lui e lui me li svolgeva.
Pm: Questo nel corso di tutta la sua latitanza?
Di Gati: Dopo la sua scarcerazione.... era stato arrestato nel 2000, nella cosiddetta operazione Fratellanza e condannato a circa diciotto mesi di carcere. Dopo la sua scarcerazione si è messo a mia completa disposizione. Da lì l’ho fatto uomo d’onore con la classica pungiuta e... e da lì in poi poi lui è stato sempre a mia disposizione, fino al momento del mio arresto.
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Ultimo aggiornamento ( Thursday 07 January 2010 )
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