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Franco Trincale: storia di un menestrello che, tra ballate e poesia, ha conquistato New York PDF Stampa E-mail
Friday 08 January 2010
Ci vuole coraggio, molto coraggio a vivere facendo il cantastorie. Specie quando di questo mestiere se ne fa una ragione di vita. Viene voglia di dire grazie a Franco Trincale per quello che ha fatto e continua a fare. Eravamo alla fine degli anni cinquanta quando sulle strade di Milano, Trincale, siciliano verace di Militello Val di Catania, inizia la sua attività di cantastorie. Erano gli anni in cui i suoni coinvolgenti del Rock' n'Roll allontanavano definitivamente a ritmo di danza gli anni bui della guerra. Ma erano anche gli anni delle lotte operaie all'interno delle fabbriche e dei tentativi di colpo di stato. Insomma tempi in cui era necessario scegliere se stare "con i padroni o la povera gente" dice Trincale.
"io ho fatto la mia scelta": quella di stare dalla parte dei più deboli". Inizia cosi la sua storia. Sulla strada. "E sulla strada dovrà finire" afferma Trincale con orgoglio. Nasce nel 1935. Frequenta le elementari insieme a Pippo Baudo. Poi le strade si dividono. All'inizio degli anni quaranta, quando i ritmi travolgenti dello Swing contagiavano tutti, Trincale si lasciava contagiare e rapire dal fascino discreto e misterioso dei cantastorie, che andavano in giro per le piazze dei paesi a raccontare storie, fatti, cronache di tempi lontani e recenti, che , per chissà quale meccanismo, la memoria collettiva aveva rimosso e spostato nel "baule del dimenticatoio". Un'amore nato, "ero poco più di un bambino" dice Trincale, nella piazza del suo paese e mai interrotto. "Qui, racconta, arrivavano i cantastorie e io rimanevo ore intere ad ascoltarli; ad ascoltare le loro storie, i loro racconti; dopo andavo dal barbiere, che possedeva una chitarra, per imparare le note, che mi sarebbero servite in seguito per comporre le mie ballate". Cosi tra una nota e l'altra cupido ci mette lo zampino. Anzi la freccia. Nasce l'amore per questo mestiere. Quando arriva a Milano inizia a cantare nei mercati rionali. Ma il contatto con il mondo operaio e delle fabbriche gli ha fatto cambiare direzione; non canta più le storie classiche dei cantastorie, ma opera un cambiamento. "Inizio a narrare l'attualità" spiega Trincale.

In questo modo "aiu purtatu tanticcedda d'aria frisca fra i cuntastorie", dice in quel dialetto siciliano che non ha mai dimenticato, come la sua Sicilia del resto, che porta sempre nel cuore. Ma cosa intende Trincale per "narrare l'attualità"? Esporre un fatto o una serie di falli reali seguendo un determinato ordine nella rievocazione. E intanto gli anni passano e la sua fama cresce, soprattutto tra gli emigranti e gli operai. Le sue ballate infatti, rivolte sempre verso le fasce più deboli e contro ogni forma di ingiustizia e prepotenza, sono un affresco impietoso della societa italiana. Si scaglia contro tutti Trincale, contro i politici, indipendentemente dal loro colore politico, contro "i padroni" che sfruttano gli operai, contro i proprietari di case che pur di guadagnare, speculano sulla miseria e sulla disperazione della povera gente, costringendola a vivere in condizioni di poverta estrema. Trincale è presente dappertutto, dove ci sono proteste, scioperi; più svelto dei mezzi di comunicazione di massa, appena captata la notizia di cronaca scrive i versi e la musica. E intanto la fama varca i confini nazionali. Iniziano le tournée in Canada, Stati Uniti, Sud America, "La tournée più lunga l'ho fatta in Russia , ricorda Trincale, è durata quasi due mesi".

Infine il primo maggio 1999 arriva l'invito per cantare alla festa internazionale dei lavoratori a Zurigo di fronte a decine di migliaia di persone. Ed è un successo. Contemporaneamente fioccano gli inviti nelle scuole e nelle università. Milano, Roma, Catania. Qui per tre anni Trincale, gira le scuole medie e i licei catanesi e alla fine del percorso riceve una medaglia d'oro dalla città  di Militello, suo paese natale, per i quarant'anni di carriera. Le sue ballate sono raccolte in cd e musicassette autoprodotte, che lui vende durante i suoi concerti nelle piazze e nelle strade d'Italia. "Durante tutta la mia carriera ho ricevuto diversi riconoscimenti". Basta guardare con attenzione gli scaffali di casa sua per rendersi conto e accorgersi che i premi sono tantissimi. Tra i molti, tanti riconoscimenti che sono esposti alcuni hanno rappresentato e rappresentano per la sua carriera una tappa importante, come la prima nomination a "Trovato re d'I talia", la vittoria al festival folk di New York nel 1969 e il disco d'oro per il 45 giri "La tragedia della famiglia Kennedy", edito dalla Fonola dischi, che ha raggiunto il milione di copie vendute. Ne ha fatta di strada quel bambino che guardava, nella piazza del suo paese, con occhi sognanti i cantastorie.

Di lui lo scrittore Vincenzo Consolo ha scritto: è il più autentico continuatore della grande tradizione di cantastorie siciliani e non; ha operato ciò che nella poesia dialettale ha operato Ignazio Buttitta, cioè l'innesto nella tradizione cronachistica di una consapevolezza storica, di una coscienza civile e di una passione politica". Dopo tanti successi personali e riconoscimenti cosa vorrebbe fare ancora? Ritornare in Sicilia. Questo è il mio desiderio più grande. La sua vita potrebbe essere racchiusa nei versi di quell'opera di Rostand, in cui si dice: ''Vivere di calcolo, ansia, paura? Scrivere suppliche, farmi presentare? No grazie. Grazie, grazie, grazie no". "Ma invece cantare. ridere, sognare. essere indipendente, libero , guardare in faccia la gente e parlare come mi pare, battermi per un si, per un no o fare un verso"! L'opera in questione è il Cirano di Bergerac, e il Cirano è lui, Franco Trincale, ultimo rappresentante di una tradizione che sta scomparendo.

Giuseppe Bascietto
Ultimo aggiornamento ( Friday 08 January 2010 )
 
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