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Ammonimento in diretta tv per Grandangolo e il suo direttore, il giornalista Franco Castaldo PDF Stampa E-mail
Thursday 21 January 2010
di Franco Castaldo

Alla fine, dopo la crociata in favore di Giovanni Miccichè ed Enza Pecorelli, povere vittime, l’ammonimento (per stalking?) a Grandangolo ed al suo direttore è arrivato. Ci ha pensato il buon (Franco) Samaritano dagli schermi di Teleacras a dare buoni consigli al direttore di questo giornale di “darsi una calmata” proponendo una soluzione mediata dallo stesso Samaritano: “Parlerò con l’editore di Teleacras affinchè Castaldo possa avere spazio in tv. Sono sicuro che Miccichè sarà disponibile”. Dopo l’ammonimento, Samaritano si è occupato di Giuseppe Arnone. E’ avvenuto, in pratica, ciò che Grandangolo vi ha spiegato in queste settimane: tutti possono parlare a Teleacras a patto che non si parli di Miccichè delle sue vicende giudiziarie, dei suoi precedenti di polizia, delle condanne vigenti per gravi reati, delle prescrizioni passate, delle assoluzioni per associazione mafiosa, delle misure di prevenzione richieste, dell’obbligo di firma, dei suoi affari (tv compresa). Questa è la condizione indispensabile per parlare a Teleacras.
Altrimenti, chi osa dire le cose brutte di Miccichè (e sono tante) verrà azzannato da Arnone e, magari, dopo l’ammonimento e a partire da questo momento, anche da Samaritano. Ve lo abbiamo già scritto: Miccichè è un furbastro. Usa Arnone (ma l’avete mai sentito dire all’ambientalista in Consiglio comunale nei cinque lunghi anni di dibattito sul centro commerciale Moses finalizzato a mutare la destinazione d’uso di un terreno diventato proprio grazie ad Arnone da agricolo a commerciale - lo stesso delle “piccole segnalazioni” accolte dall’ambientalista - che la proprietà era riconducibile direttamente al duo Pecorelli-Miccichè?) e adesso usa Samaritano.

In un sol colpo intende raggiungere due obiettivi (secondo lui). Il primo: Arnone sta zitto per un lustro sulla sua condanna per mafia; tace sulla sua condanna attuale per occultamento di beni (soldi, picciuli) all’Autorità giudiziaria; lo chiama ogni tanto per far passare una delibera in Consiglio comunale (quella relativa al terreno di cui sopra) e alla bisogna insulta con la sua tv chi si pone di traverso ai suoi scopi. Il secondo: con Samaritano in tv che aggredisce Arnone mostra (secondo lui) che non dipende da Arnone e ama la pluralità di opinioni. Anzi. Lo fa persino insultare. E si passa pure il piacere di scassare Arnone (che non sopporta, ne siamo certi). Il problema vero, tuttavia, è un altro e segnalato in tutte le lingue: non si può affidare ad un contratto la gestione delle notizie e delle opinioni da diffondere in tv. Miccichè ed Arnone fanno questo da almeno un ventennio con la breve interruzione 1999-2002. Parimenti importante è la questione secondo la quale proprio Miccichè geom. Giovanni, con tutto il vissuto giudiziario ed anche il presente (il futuro ancora non lo leggiamo), gestisce di fatto l’informazione cittadina, privata soprattutto delle notizie che lo riguardano direttamente (la recente condanna a tre anni di carcere, attualmente vigente, qualcuno l’ha mai sentita a Teleacras o minimamente accennata da Arnone?). Non spremete le meningi, non occorre: non l’avete mai sentita. Ed ancora: possono finire nelle mani di Miccichè, dopo un giro vorticoso di prestanomi, i soldi pubblici di contributi per centinaia e centinaia di migliaia di euro o i soldi delle pubblicità istituzionali? Le risposte devono darle, senza far finta di nulla, chi ha il compito di occuparsi di ciò. Altro esempio illuminante: recentemente, sempre per  dare l’idea della pluralità di opinioni, proprio a Teleacras l’avv. Enrico Quattrocchi, il giornalista Elio Di Bella e Giuseppe Arnone si sono confrontati. E’ stato un bel duello.

Si è detto di tutto e di tutti: Montalbano, le sponsorizzazioni, i rapporti pericolosi di Arnone, tranne che del libro paga di Salamone e Miccichè, del centro commerciale Moses, dei piccoli (?) favori in Consiglio comunale, delle telecamere proditorie piazzate in danno di Arnone e quelle amiche per consentire ad Arnone di imbastire conferenze stampa contro il centro commerciale concorrente con tanto di slide ed immagini. Insomma, tutto hanno detto, tutto hanno fatto, tranne che parlare di Miccichè che per Arnone rappresenta davvero il suo buco nero (ricordate l’anatema del tre volte arrestato Miccichè in tv? Recitava cosi: Arnone, si ricordi che il suo passato è custodito negli archivi di Teleacras”). Ecco, dunque, spiegato tutto ancora più chiaramente. Miccichè riteneva di passare inosservato e gestire “buone” amicizie, buoni affari e buoni salotti grazie al silenzio di Arnone. Messo a tacere lui - pensava, sbagliando – le sue condanne non verranno a galla, così come le prescrizioni, gli abusi dell’Impresem e qualcos’altro di cui ancora non vi abbiamo informato. Se prima, ai tempi dell’Impresem c’era “u tavulinu” di cui solo Teleacras ed Arnone non si sono accorti, oggi c’è il contratto, anzi “u cuntrattu”. In entrambi i casi è stata uccisa la libertà. Anche quella di Arnone.
 
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Pio La Torre
Il Libro



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