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Mafia e appalti, Giuffrè: “Tutti i lavori pubblici erano e sono pilotati” |
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Thursday 21 January 2010 |
In ordine alla gestione illecita dei finanziamenti pubblici Antonino Giuffrè specificava la natura e lo spessore dell’interesse di Cosa Nostra: “(…) Diciamo che sono in modo particolare al centro dell’attenzione in modo particolare di Cosa Nostra gli appalti regionali e provinciali, diciamo che sono quelli di maggiore entità, però le posso tranquillamente dire che anche a livello locale e a livello comunale il discorso viene altrettanto pilotato... cioè non... non scappa quasi niente. Ci sarà la cosiddetta zona artigianale che saranno finanziate dalla Regione e che saranno dei lavori appetibili, non andranno magari tutti in porto che poi per un’altra situazione non andranno in porto come ho detto, troveremo dei lavori che vanno ad interessare la costruzione delle dighe ed io ne so qualcosa sulla diga Rosa Marina nel territorio di Caccamo, vi saranno la costruzione di strade più o meno importanti, di edifici diciamo che tutti quei lavori che vengono finanziati dalla Regione Siciliana e dalla Provincia sono sotto il controllo stretto delle persone di Cosa Nostra e ogni lavoro che va finanziato già in linea di massima si sa da chi dev’essere portato avanti“.
Secondo Giuffrè non vi sarebbero state forze politiche che si siano opposte a tali giochi salvo l’intervento successivo dell’Autorità giudiziaria. Per Giuffrè il sistema originario verrà sostituito da quello dei cartelli: “ In linea di massima diciamo che sotto il profilo politico non ho dei ricordi che mi portano a pensare che vi siano state delle forze che si opponevano a determinati giochi riguardanti gli appalti, viceversa mi ricordo che dal ’90 in poi al ’91, ’92, cioè gli appalti sono stati messi un pochino sotto i riflettori dell’Autorità Giudiziaria ed in modo particolare mi ricordo che vi era stata un’inchiesta portata avanti dai Ros che poi fra l’altro porterà anche all’arresto di Angelo Siino e poi ci saranno gli arresti di tanti altri imprenditori, e che poi diciamo che il discorso del tavolino per la gestione intesa negli anni Ottanta salterà, anche se anche qui ci sarà un cambiamento, cambierà un pochino tutto perché pure Cosa Nostra – ed è storia del dopo Riina – farà un passo indietro, ci sarà il discorso di Cosa Nostra che se ne va... diventa invisibile e quindi ci sarà il... un momento in cui le imprese si muoveranno per conto di loro, però sempre dietro la sorveglianza di Cosa Nostra che, come ho detto, farà un passo indietro, cambierà un pochino la strategia di questi appalti, tant’è vero che si formeranno all’interno delle imprese stesse dei cartelli e si metteranno d’accordo tra di loro a chi si deve aggiudicare le gare. Il discorso non sarà così preciso e perfetto com’era nel tempo precedente, però lo scopo è sempre raggiunto in linea di massima, anche qui cambia tutto e non cambia assolutamente nulla”.
A livello di finanziamento non sarebbe tuttavia cambiato nulla in quanto sarebbe stato noto chi doveva prendere il finanziamento ed il lavoro: “A livello di finanziamento in linea di massima non cambia nulla perché all’interno del cartello già si sa chi deve prendere il lavoro e automaticamente le altre imprese si muovono a coprire l’impresa che si deve aggiudicare il lavoro, salvo qualche incidente di percorso che poi, o in buona fede o in malafede questo non mi interessa, c’è qualcuno che fa qualche errore e qualche... qualche patto salta in aria, comunque questo... qualche incidente di percorso. Tramite i cartelli la presenza di Cosa Nostra sarebbe stata molto più riservata: “ (…) Cambiava semplicemente che ora con il discorso Provenzano della sommissione di Cosa Nostra era come se Cosa Nostra qui non esisteva perché in linea di massima quando le cose andavano bene era come se erano gli imprenditori che si muovevano e Cosa Nostra... Cosa Nostra non c’era. Cioè, veniva rappresentato che a capo di questo cartello vi era un esponente, un imprenditore di una certa importanza che magari si cercava di essere un pochino puliti - dal punto di vista giudiziario si intende – e che si poteva muovere con più tranquillità e che lo stesso poi magari dietro le quinte aveva i contatti sempre con Cosa Nostra.) Con specifico riferimento al territorio agrigentino, Giuffrè specificava che quando una determinata impresa riceveva l’autorizzazione da parte di Cosa Nostra per interessarsi di un determinato lavoro poteva succedere che alla stessa impresa fosse destinato uno specifico finanziamento, ovvero che si “portassero avanti” le imprese anche in un momento antecedente al finanziamento; l’impresa si sarebbe seguita dunque il lavoro sino al giorno dell’appalto; talvolta con l’aiuto di Angelo Siino “chiudeva” il lavoro contattando altre imprese che partecipavano alla gara facendosi forte del fatto che dietro alle quinte vi era Cosa Nostra conseguendo così l’aggiudicazione.
A fronte di qualche imprevisto si sarebbe proceduto a manomettere le buste consegnate dall’ente appaltante: “ (…) Se succedeva qualche imprevisto, o che l’impresa si tirava indietro o che non si avesse il tempo di avvisare l’impresa, cioè una svista qualsiasi, avveniva che la busta di quella determinata impresa veniva aperta, manomessa e successivamente cioè neutralizzata e il lavoro se lo prendeva sempre l’impresa che portava avanti il lavoro stesso e cioè da parte dell’ente appaltante, succedeva che venivano consegnate le buste per essere manomesse, una volta che venivano manomesse, venivano riconsegnate e tutto era come se non fosse successo nulla. “ Successivamente a fronte dell’attività della magistratura vi sarebbe stata una direttiva all’interno di Cosa Nostra da parte di Provenzano Bernardo ai fini di una minore visibilità; in ragione di tale direttiva gli appalti sarebbero stati portati avanti da cartelli di imprese nel cui ambito vi sarebbe una impresa in contatto con esponenti di Cosa Nostra e ciò su quasi tutto il territorio della Sicilia: “(…)Successivamente strada facendo il discorso degli appalti, subirà un cambiamento, perché diventerà poi il discorso molto delicato, ci saranno delle indagini da parte della magistratura, delle inchieste e così via di seguito e ci sarà un passo indietro e in modo particolare poi questo è un discorso che troveremo dagli anni ’90 in poi, all’inizio degli anni ’90 in poi, dal ’94, ’95 in poi, cioè “Cosa Nostra” nel momento in cui ci sarà una certa direttiva all’interno di “Cosa Nostra” da parte di Provenzano, cioè “Cosa Nostra” farà un passo indietro e diventerà meno visibile come si è detto in tante circostanze e diventerà anche meno visibile nel campo degli appalti e diciamo che gli appalti saranno portati avanti da un gruppo di imprese che a cui capo ci sarà un’impresa che sarà in contatto con degli esponenti di “Cosa Nostra” e questi porteranno avanti l’aggiudicazione delle gare, come se “Cosa Nostra” non si interessasse più di appalti, cioè il cosiddetto… lasceranno dei gruppi, dei cartelli di impresa che avranno il controllo degli appalti, non solo a Palermo, ma posso tranquillamente dire su quasi tutto il territorio della Sicilia.” Il controllo dei lavori da parte di Cosa Nostra con riferimento alle imprese agrigentine era pressoché perfetto: (…) Per quello che mi risulta era una gestione abbastanza cioè perfetta, buona, che ricordo che da parte... specialmente nell’ultimo periodo da parte di Agrigento quasi tutte... cioè per quelle che riesco a ricordarmi, cioè per quei lavori che avvenivano nel mio mandamento, nel mandamento di San Mauro Castelverde, nel mandamento di Benedetto Spera che era Belmonte Mezzagno, nel mandamento di Corleone del Provenzano, diciamo che tutti questi lavori ci venivano messi a posto da Cosa Nostra agrigentina e che quindi erano stati tutti lavori pilotati. “). Giuffrè specificava le dinamiche della mafia agrigentina nel tempo in base alle conoscenze dirette: “(…)
Negli anni Ottanta io ho conosciuto... agli inizi degli anni Ottanta, nell’82, conoscerò Carmelo Colletti di Ribera, se ricordo bene, che a suo tempo era il capo della provincia di Agrigento. Carmelo Colletti all’inizio e poi nell’83 si incontrerà di nuovo con Michele Greco, dopo poco tempo sarà ucciso. Poi ci saranno altre persone, ci sarà Peppe Di Caro che pure io personalmente non ho memoria d’averlo incontrato, poi ci sarà, come abbiamo detto, Totò Gioia, che io ho conosciuto e ho frequentato di persona. Ci sarà dopo l’uccisione di Totò Gioia un altro intervallo, signor presidente, piccolo piccolo, almeno per quello che mi riguarda a me dove la provincia di Agrigento sarà portata avanti dal figlio di Peppe Di Caro, il dottor Di Caro. Il dottore Di Caro assieme a Peppe Capizzi di Ribera verrà in provincia di Palermo, per quello che mi riguarda, ci incontreremo a Termini Imerese assieme a persone del mandamento di Boccadifalco, la cui reggenza in quel periodo era di Angelo La Barbera. Gli incontri avvenivano alla presenza di Giovanni Marciano, successivamente poi nel 2002, non ne so niente perché io sarò arrestato, successivamente il dottore Di Caro sarà ucciso con il metodo della lupara bianca, di questo poi me ne darà notizia il Provenzano quando uscirò, il dottore Di Caro l’avevano fatto fuori. Successivamente, è storia vicina all’arresto di Salvatore Riina perché mi sarà detto sempre da Provenzano che Salvatore Fragapane il giorno in cui è stato arrestato Salvatore Riina aveva un appuntamento con lo stesso Salvatore Riina per essere nominato a capo della provincia di Agrigento. Quindi Salvatore Fragapane è l’ultimo rappresentante della provincia a livello... con tutti i requisiti per eleggere un capo provincia. Io questo signore mi sembra di non averlo conosciuto. Poi ci sarà un altro passaggio che sarà, come ho detto, Fanara, dopo l’arresto di Fragapane ci sarà Fanara, Fanara poi sarà arrestato pure e troveremo nell’ultimo periodo, attorno al 2000 troveremo a Maurizio, a Maurizio Di Gati.
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