|
|
|
|
Messina: Fratelli ingombranti nelle logge massoniche di Barcellona Pozzo di Gotto |
|
|
|
|
Thursday 04 February 2010 |
di Antonio Mazzeo
Maurizio
Marchetta era l’enfant prodige della politica e dell’imprenditoria
locale, perlomeno sino alla deflagrazione dell’inchiesta “Omega”, nel luglio
2003, quella sullo strapotere della criminalità organizzata nella realizzazione
delle opere pubbliche nella provincia di Messina. Architetto, titolare
dell’impresa di costruzioni Cogemar, nel 2001 Marchetta ascese alla
vicepresidenza del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto in
rappresentanza di Alleanza Nazionale, il partito del senatore Domenico Nania,
barcellonese. Due anni dopo la tempesta giudiziaria e un’accusa per
l’imprenditore-consigliere di «aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alle
turbative d’asta». Il profilo tutt’altro che lusinghiero su
Marchetta sarà tracciato nel 2006 dai componenti della Commissione incaricata
dalla Prefettura di Messina di verificare eventuali infiltrazioni mafiose nella
gestione del Comune di Barcellona. I commissari, in particolare, oltre ai
procedimenti penali che lo vedevano coinvolto, segnalarono «gli stretti rapporti
di cointeressenza esistenti» con Salvatore “Sem” Di Salvo, pluripregiudicato ai
vertici dell’organizzazione mafiosa del Longano, e le «documentate condotte
agevolatrici volte ad introdurlo nella casa comunale per permettergli di
sbrigare con facilità e speditezza qualunque tipo di pratica amministrativa».
Del politico-imprenditore furono inoltre evidenziate le frequentazioni con
altri due personaggi di spicco della criminalità barcellonese, Giovanni Rao e l’avvocato Rosario Pio
Cattafi,
tessitore quest’ultimo oggi di una imponente operazione speculativa, la
realizzazione di un Parco commerciale di 18,4 ettari alla periferia di
Barcellona P.G..
Da
un anno a questa parte Maurizio Marchetta ha deciso di rispondere alle domande
degli inquirenti. La Procura preferisce definirlo un “dichiarante”, ma i suoi
racconti hanno scatenato un vero e proprio terremoto tra la classe politica
dirigente, gli imprenditori e i vecchi e nuovi reggenti delle cosche. Grazie a
Marchetta è scaturita l’indagine denominata “Sistema”, che all’inizio del 2009
ha portato all’arresto di Giuseppe D'Amico (boss emergente della famiglia
barcellonese), Pietro Nicola Mazzagatti (a capo della famiglia di Santa Lucia
del Mela) e Carmelo Bisognano (Mazzarrà Sant’Andrea). Marchetta ha pure
spiegato con dovizia di particolari il cosiddetto meccanismo regolatore del “3
per cento”, quanto cioè si deve pagare alla mafia per continuare a lavorare
nella provincia di Messina. E si è soffermato sulle modalità di conduzione
delle turbative d’asta nei pubblici appalti, illeciti resi possibili
dall’esistenza di «un gruppo di imprenditori che adotta tale sistema su scala
regionale e che fruisce sia di collegamenti con pubblici amministratori, sia
con soggetti politici che svolgono una vera e propria funzione di referenti,
sia con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata». Maurizio Marchetta
non ha risparmiato parole di fuoco contro uno dei sui principali referenti
politici, il dottor Candeloro Nania (ex Msi, ex An, oggi Pdl), da una decade a
capo dell’amministrazione comunale di Barcellona, cugino di primo grado del
senatore Domenico Nania. A proposito del sindaco del Longano, Marchetta avrebbe
raccontato «le forme di condizionamento determinate per imporre a privati
proprietari terrieri, che hanno ottenuto grazie a lui l’aumento dell’indice di
cubatura, le progettazioni e le successive costruzioni con professionisti ed
imprenditori da lui stesso imposti».
L’architetto
ha pure puntato il dito contro le logge e i templi “occulti” della massoneria,
veri e propri centri dove sarebbe esercitato il potere del partito unico
trasversale che regolerebbe la vita della fascia tirrenica del messinese. È
stato grazie al dichiarante che la Squadra Mobile della Questura di Messina ha
avviato un’indagine sulla Gran Loggia Ausonia, un’obbedienza “indipendente”
fondata a Barcellona il 15 gennaio 2004. «Gli obiettivi che gli adepti si
prefiggono non appaiono riconducibili alla conduzione di studi filosofici ed
approfondimenti culturali», scrivono i dirigenti della Questura nella loro
richiesta di perquisizione della loggia massonica. Al contrario, i “fratelli”
dell’Ausonia punterebbero «all’acquisizione ed al consolidamento di posizioni
di vertice, nei contesti professionali e lavorativi in cui operano, ed
incarichi presso strutture sanitarie che forniscono un bacino elettorale a cui
attingere di volta in volta nelle competizioni amministrative e politiche,
dietro cui staglierebbe, quale promotore e artefice ideatore, la figura del
Senatore Domenico Nania». Per gli inquirenti, poi, «taluni di questi
soggetti»
risulterebbero aver mantenuto rapporti con «personaggi legati sia al mondo della politica che della criminalità
organizzata barcellonese».
«A Barcellona vi sono
tre logge massoniche “spurie” in quanto non sono riconosciute, ma forse sarebbe
meglio definirle occulte», ha raccontato Maurizio Marchetta. «La gran parte
degli appartenenti sono medici, soprattutto ospedalieri di Barcellona, poi ci sono
informatori scientifici, avvocati, politici. I tre maestri venerabili ruotano
ogni anno e ciascuno è alla guida delle singole logge». Per il Marchetta, il
senatore Nania avrebbe come «riferimento unico della massoneria barcellonese»
il dottor Felice Carmelo La Rosa, maestro venerabile dell’Ausonia e primario al
Pronto soccorso dell’ospedale “Cutroni Zodda” della città del Longano. «La Rosa
è il più alto in grado che ha fondato questa loggia», ha dichiarato l’architetto.
«Un suo fratello, di nome Sebastiano, è consigliere comunale a Barcellona in
quota Pdl, mentre un altro fratello è cognato del consuocero del senatore
Nania. Le tre logge massoniche spurie di Barcellona sono state trasferite all’interno
di un appartamento ubicato in Piazza Marconi, in uno stabile di proprietà della
famiglia La Rosa. In tale stabile vi sono anche gli uffici dello studio del
commercialista Sebastiano La Rosa e dell’Agenzia di Assicurazioni gestita dal
fratello Luigi La Rosa, che è cognato di Tindaro e Francesco Calabrese, soci e
amministratori della CA.TI.FRA. Srl per averne sposato la sorella. Anche da qui
si rafforzano i rapporti con la famiglia Nania». Secondo Marchetta, proprio la
società dei Calabrese farebbe parte del “tavolino” creato all’interno della
sezione di Messina dell’associazione costruttori edili (ANCE) dal presidente
Carlo Borella per pianificare e gestire l’aggiudicazione degli appalti d’importo
consistente.
Figura
complessa quella del venerabile Felice Carmelo La Rosa. «Dalla consultazione
della Banca Dati Interforze SDI risultano a suo carico precedenti per
infrazioni a norme comportamentali, falsità ideologica commessa in concorso dal
pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa in concorso», scrivono i dirigenti
della Squadra Mobile. Ex consigliere ed assessore della Provincia di Messina in
quota Forza Italia, Felice Carmelo La Rosa è stato tra i fondatori del
sodalizio degli “Azzurri” nella città del Longano. Prima ancora aveva militato
nell’arcipelago dell’estrema destra locale. Erano gli anni in cui missini,
giovani del Fuan, ordinovisti e avanguardisti, spesso con doppia o tripla
affiliazione, lanciavano assalti e rappresaglie all’interno dell’Università di
Messina. Una ventina di presunti attivisti neofascisti furono pure attenzionati
dal pubblico ministero Vittorio Occorsio, poi assassinato. Tra essi c’era il La
Rosa, l’allora dirigente nazionale del Fuan Gualtiero Cannavò (oggi avvocato
civilista) e Giuseppe Alfano, il corrispondente da Barcellona del quotidiano
“La Sicilia” barbaramente assassinato dalla mafia l’8 gennaio del 1993. Tre
personaggi che negli anni a seguire avrebbero espresso valutazioni
diametralmente opposte sui “valori” della fratellanza massonica. Felice Carmelo
La Rosa e Gualtiero Cannavò entrarono a far parte del Grande Oriente d’Italia,
il primo nella loggia “Fratelli Bandiera” di Barcellona, il secondo nella
“Stretta Fratellanza” di Messina. Giuseppe Alfano, invece, intraprese
un’indagine sui presunti condizionamenti della vita amministrativa locale da
parte di una loggia segreta, che, stando agli appunti ritrovati dopo il suo
omicidio, avrebbe avuto tra gli affiliati il medico Antonio Franco Bonavita
(fratello di Salvatore Bonavita, ingegnere capo dell’ufficio tecnico del
Municipio di Barcellona) e l’ingegnere Antonino Mazza, il proprietario
dell’emittente Telenews misteriosamente assassinato il 30 luglio 1993,
che insieme ad Alfano era stato promotore della lista civica “Alleanza
democratica progetto Barcellona” che partecipò alle elezioni comunali del 1990.
Altrettanto complessa la
figura del germano del Maestro venerabile dell’Ausonia, Sebastiano La Rosa,
consigliere comunale a Barcellona nella penultima legislatura (An-Msi) e
cognato dell’odierno vicepresidente del consiglio Salvatore Schembri (Pdl-An). «Sul
suo conto – si legge nella relazione della Commissione prefettizia sul mancato
scioglimento per mafia del Comune del Longano - si rileva che l’8 gennaio 2000 è
stato denunciato in stato di libertà dal Commissariato della Polizia di Stato,
poiché resosi responsabile, in concorso con altri, del reato di accensione ed
esplosione di cose pericolose; indagato in seno al procedimento penale n.
1871/99 - art. 171 L. 633/1941 (pirateria informatica), con sentenza 468/00
assolto per non aver commesso il fatto…». Alla Questura di Messina risulta però
qualcosa in più: «precedenti per contraffazione, alterazione o uso di segni
distintivi di opere dell’ingegno, introduzione nello Stato e commercio di
prodotti con segni falsi, frode nell’esercizio del commercio in concorso,
vendita di prodotti industriali con segni mendaci, ricettazione, porto abusivo
e detenzione armi».
Nelle sue deposizioni,
Maurizio Marchetta ha indicato il nome di alcuni presunti “fratelli” al vertice
del circolo massonico Ausonia del Longano. «Appartengono a questa loggia il
prof. Placido Conti, oggi uno dei venerabili, insegnante presso l’Istituto
Agrario di Barcellona, attivista politico legato a Carmelo La Rosa e che mi
risulta frequentare e recarsi assiduamente, negli ultimi tre anni, sia a Urbino
sia presso al Repubblica di San Marino; il dottor Giorgio Maugeri, direttore
dell’INPS di Milazzo; il direttore dell’Istituto Superiore di Agraria di
Barcellona a nome Sebastiano Salvatore Messina, già in passato assessore al
Comune di Barcellona nella prima giunta Nania, in quota Forza Italia; il prof.
Roberto Meo, insegnante alle superiori cui ho fatto seguire il figlio di
Salvatore “Sem” Di Salvo; Giuseppe Iacono, un informatore scientifico. Queste
persone tengono riunioni rituali periodiche, generalmente due al mese, nel corso
delle quali attuano le finalità della loggia. Che sono quelle di mettere a
disposizione il rispettivo ruolo nei vari settori per aiutarsi reciprocamente
e, soprattutto, per creare voti elettorali».
«L’attuale
venerabile di una di queste logge che si chiama “Armonia” è Giorgio Maugeri»,
aggiunge Marchetta. «La loggia “Armonia” è dipendente da una sorta di
“obbedienza”, sempre facente capo a Carmelo la Rosa che si chiama Gran Loggia
Ausonia, sotto cui stanno le altre due logge. La carica di segretario della
Gran Loggia Ausonia è attualmente ricoperta da Placido Conti. Posso precisare
che la maggior parte delle persone da me indicate erano in precedenza
iscritti ad un’altra obbedienza che credo si chiami “Principato delle
Andorre”. Molti di questi ho saputo che sono stati raggiunti da un avviso di
garanzia, ma non so per quale reato, ed in ragione di ciò sono transitati in
queste logge occulte».
La
Squadra Mobile
di Messina ha accertato identità e curriculum vitae dei frammassoni tirati in
ballo dal dichiarante. Giorgio Maugeri, ad esempio, è risultato essere stato
iscritto in passato alla loggia massonica “Libertà” del Grande Oriente d’Italia,
con sede a Messina; inoltre risulterebbero a suo carico «precedenti per reati
in materia di prostituzione». Sebastiano Salvatore Messina, vicepreside dell’Istituto
Professionale Statale per l’Agricoltura di Barcellona, «è subentrato alla
guida dell’Assessorato al Bilancio, Finanze, Patrimonio e Autoparco del Comune
di Barcellona al commercialista Luigi La Rosa, cugino dei germani Felice
Carmelo e Sebastiano La Rosa, presidente dell’AIAS (Associazione Italiana
Assistenza Spastici), sezione di Barcellona e attuale presidente dei Revisori
dei conti della città del Longano». Luigi La Rosa – si aggiunge - è stato «notato
in diverse circostanze con soggetti mafiosi dell’hinterland barcellonese» ed è
stato indagato nell’ambito dell’operazione “Gabbiani” per il quale il 13 luglio
2004 venne tratto in arresto il consigliere comunale Andrea Aragona, capogruppo
di Forza Italia. La Rosa fu successivamente condannato a 3 mesi e 10 giorni di
reclusione per voto di scambio, per aver ceduto a più elettori buoni benzina in
occasione delle elezioni provinciali del 2003. Nello stesso processo fu
condannato ad una pena lievemente maggiore (sempre per l’accusa di voto di
scambio nonché per turbata libertà degli incanti), Pietro Arnò, un imprenditore
«legato al clan mafioso barcellonese», con cui il “fratello” Sebastiano
Salvatore Messina è risultato essere stato in «interessanti rapporti personali,
lavorativi e politici» prima della sua prematura scomparsa. Secondo l’accusa,
Andrea Aragona, in concorso proprio con Pietro Arnò, avrebbe usato minaccia per
costringere il dirigente del Comune di Barcellona Salvatore Bonavita a
commettere una serie indeterminata di reati di falso in atto pubblico e di
abuso in atti d’ufficio a vantaggio della Cooperativa “Libertà & Lavoro” di
cui lo stesso Aragona era presidente. Nel novembre 2003, Pietro Arnò scampò
miracolosamente ad un agguato mortale: due persone, rimaste ignote, gli
spararono con un fucile all’uscita della sua abitazione di Spinesante,
attingendolo alla regione temporale sinistra.
«Faccio parte della
massoneria e quindi, per forza di cose, conosco anche i massoni occulti che
riconoscono noi in quanto rituali, metodi e simboli distintivi sono comuni», ha
ammesso Maurizio Marchetta. Dopo essere stato iscritto alla storica loggia “Fratelli
Bandiera” del Grande Oriente d’Italia, l’imprenditore è però transitato nella “Eugenio
Barresi” del GOI, loggia fondata nel febbraio del 2009 ed intitolata
all’ex veterinario capo provinciale ed ex socio della squadra di calcio
dell’“Igea Virus”, deceduto qualche anno fa in un incidente stradale. Odierno
Gran Maestro della “Eugenio Barresi” è Salvatore Tafuro, ex dirigente del
Commissariato di Pubblica sicurezza di Barcellona e della squadra mobile di
Reggio Calabria. «Abbiamo deciso di costituire questa loggia perché in quella
dei “Fratelli Bandiera” venne ammesso contro la mia volontà e quella di altre
persone tale Domenico Sindoni, figlio del noto Giovanni Sindoni, nominato con
l’intervento del senatore Nania direttore sanitario dell’ospedale “Cutroni
Zodda”», ha spiegato Marchetta. «Aggiungo che non appena è entrato Sindoni, il
dottor Sergio Scroppo è diventato primario di anestesia dell’ospedale di
Barcellona ed il dottor Bruno Magliarditi, medico di Milazzo portato da
Sindoni, è diventato primario del reparto di ginecologia ed ostetricia del
“Cutroni Zodda”». Magliarditi, tra l’altro, è primario del reparto di neonatologia
del nosocomio di Milazzo.
Per Marchetta, dunque,
l’ingresso in massoneria del direttore sanitario dell’ospedale di Barcellona
avrebbe generato la diaspora di numerosi “fratelli”. Candidato alle ultime
elezioni amministrative con la lista di Forza Italia, Domenico Sindoni risulta
avere «precedenti per violazioni norme prevenzione infortuni lavoro in concorso
ed altre violazioni in materia di lavoro». Ma ciò non può essere stata la causa
dello scarso entusiasmo manifestato da certi adepti della “Fratelli Bandiera”.
Esso, invece, sarebbe da imputare al “peso” esercitato dal padre, il
pregiudicato Giovanni Sindoni. Già presidente della società calcistica “Nuova
Igea S.p.A.” (poi “Igea Virtus di Arnò Pietro & C.”), Sindoni è tra i
maggiori autotrasportatori ed imprenditori agrumari siciliani. «Allo stato
attuale, è considerato uno dei più avviati e facoltosi imprenditori di
Barcellona», scrivono i dirigenti della Squadra Mobile di Messina. «Pur avendo,
sino al 1981, pendenze per emissioni di assegni a vuoto, nel volgere di pochi
anni, Giovanni Sindoni riesce a promuovere ed avviare numerose attività
imprenditoriali, accumulando con estrema rapidità una ingente ricchezza». Già
coinvolto in inchieste per truffe miliardarie a danno dell’A.I.M.A., il “re delle
arance” è ritenuto «soggetto legato alla organizzazione mafiosa barcellonese»,
in «ottimi rapporti» con il boss Giuseppe Gullotti (una condanna definitiva
quale mandante dell’omicidio del giornalista Alfano) e con Luigi “Gino” Ilardo,
affiliato alla cosca catanese di Benedetto Santapaola, nonché cugino del boss
nisseno Giuseppe “Piddu” Madonia, ucciso in un agguato a Catania il 10 maggio
1996.
Nell’indagine
sul presunto ruolo assunto dal Santapaola per il delitto Alfano, poi
definitivamente archiviata, fu anche vagliata la posizione del facoltoso
imprenditore come possibile altro mandante dell’omicidio. Nella iniziale
prospettazione d’accusa, il giornalista sarebbe stato ucciso perché aveva
scoperto il coinvolgimento del boss catanese nelle truffe relative alle
sovvenzioni in campo agrumicolo, realizzate appunto dal Sindoni. Erano state le
dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola a fornire lo spunto
per quelle indagini. «Il vero mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, si chiama
Sindoni», ha raccontato Avola ai magistrati. «Sindoni è un potente massone che
conosce tutta la magistratura, quella corrotta logicamente: ha importanti amicizie
al Ministero e un po' ovunque. Poi, tantissimi giri di soldi insieme ai
Santapaola, ai barcellonesi, ai messinesi, nel traffico delle arance.
L’omicidio scaturisce perché il giornalista aveva capito chi era il vero boss
nella sua zona e che amicizie avesse questa persona, un vero intoccabile».
Ancora la massoneria dunque. E ancora l’omicidio Alfano.
|
|
Ultimo aggiornamento ( Thursday 04 February 2010 )
|
|
|
|