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I traffici della
Corsica
hanno abbracciato diversi ambiti, dal narcotraffico fino alle slot
machines, e
si sono mossi lungo rotte atlantiche e mediterranee. Ma crisi
petrolifere e
miracoli economici hanno favorito la "vocazione guerriera", sfociata
nei conflitti degli anni Ottanta. Oggi i còrsi stanno riprendendo
controllo dei
loro affari, seppur in una situazione convulsa.
di Carlo Ruta
Sotto il profilo
dei
traffici clandestini, una realtà del Mediterraneo che merita oggi
considerazione, in relazione ai processi determinati dalla crisi
globale, è
quella còrsa-marsigliese. Al centro delle rotte che, tanto più negli
ultimi
anni, si snodano da Gibilterra e dal Nord Africa, la Corsica occupa una
posizione strategica, per le triangolazioni che rende possibili fra il
sud
della Francia e il nord-ovest italiano, ormai da decenni emporio di
narcotici e
terreno di incontro di mafie, nazionali e non solo.
Nell’attuale orizzonte del crimine, l’isola presenta una
fisionomia propria, frutto di una storia, di tradizioni che affondano le radici
nelle epopee del banditismo, reale e leggendario. Nel Novecento i còrsi hanno
ricercato una strada propria per emergere, trovando una collocazione decisiva
nella Provenza, tanto più nel secondo dopoguerra, quando, egemoni nel milieu di
Marsiglia, riuscivano a dominare il commercio degli oppiacei, raffinati in
laboratori provenzali per essere immessi nelle rotte atlantiche. Proprio in
quei frangenti si imposero, per capacità organizzative e dispiego di mezzi,
narcotrafficanti come Barthélémy e Antoine Guérini, Paul Mondoloni, Dominique e
Jean Venturi, Xavier e Jean Francisci, Auguste Joseph Ricord. Era ancora in
auge la French Connection, che, risalente agli anni di Paul Carbone e François
Spirito, integrava in quei frangenti boss assai quotati come il brasiliano
Auguste Ricord e il siciliano Salvatore Greco, oltre che i boss più potenti
della mafia italo-americana, interessati all’eroina.
Nel decennio cinquanta i Guérini
egemonizzavano il traffico internazionale dell’eroina e avocavano a sé il
contrabbando dei tabacchi, di concerto con Lucky Luciano e altri esponenti
della mafia italo-americana. Intorno al 1960, gli equilibri tuttavia si
ruppero. La geopolitica della sponda sud del Mediterraneo era mutata
vorticosamente. La Francia, che nel 1946 aveva dovuto ritirarsi dalla Siria e
dal Libano, nel 1956 aveva dovuto riconoscere l’indipendenza della Tunisia e
del Marocco. Nel 1959, dopo una guerra sanguinosa, aveva dovuto rimuovere la
propria autorità coloniale dall’Algeria. I traffici che legavano i boss
francesi al Nord Africa andarono quindi riducendosi e tanto più si sarebbero
ridotti nel 1966 dopo la chiusura del Canale di Suez, dopo la guerra israeliana
dei sei giorni, mentre si facevano più intensi quelli atlantici. Ne beneficiarono
allora, per facoltà organizzative prima che per ragioni logistiche, i clan
italo-americani e siciliani, che finirono con lo strappare ai boss còrsi di
Marsiglia la leadership di alcuni business clandestini. I Guérini non rimasero
inerti. Ancora egemoni nel milieu marsigliese, valorizzarono gli affari
territoriali, legati al gioco d’azzardo e alle slot machines, senza rinunciare
comunque al narcotraffico, lungo le rotte atlantiche e del Mediterraneo.
Mantenevano del resto attivi i laboratori per la raffinazione dell’eroina,
mentre lasciavano al milieu di Nizza il controllo dei casinò della Costa
Azzurra, e a quello di Grenoble la gestione delle rapine. Per l’organizzazione
provenzale, sempre meno in grado di reggersi in modo centralistico, cominciava
tuttavia una nuova fase, segnata da conflitti irriducibili.
Prima che si chiudesse il
decennio, i Guérini uscivano di scena. Nel giugno 1967 veniva ucciso Antoine.
Nei mesi successivi veniva arrestato Barthélémy, con François e Pascal,
componenti della famiglia di seconda generazione. Nel dicembre 1968 veniva
assassinato infine, in una stanza d’ospedale, René Mondoloni, figlio naturale
di Barthélemy. La situazione della leadership rimaneva aperta e confusa. Nella
prima metà del decennio Settanta emergevano comunque nuovi profili di boss, non
più còrsi, mentre la crisi del petrolio, indotta dalla guerra israeliana del
1973, detta del Kippur, interrompeva la golden age che durava, nei paesi più
industrializzati, dagli ultimi anni Cinquanta: quella che in Italia aveva fatto
il “miracolo economico”. Ancora una volta i marsigliesi, con l’argomento della
forza, del compromesso e del cash, si trovavano a gestire un terreno fertile, a
dispetto dei danni che, sul piano degli scambi commerciali, ne stava avendo il
porto provenzale. Posto in discussione il vecchio paradigma, prevaleva
comunque, più di quanto fosse avvenuto in passato, la vocazione guerriera, di
cui si fece interprete Gaëtan Zampa, di origine napoletana. Un po’ come il
corleonese Salvatore Riina, tale boss dimostrò una vocazione inesausta alla
forza, che adottò con il minimo di regole. Accusato dagli anziani del milieu di
non rispettare il “codice d’onore”, ebbe comunque una reggenza travagliata.
Negli anni 1972-73, ancora sullo sfondo del narcotraffico, venne attaccato
dalla gang del belga Francis Vanverberghe. Nel 1977 dovette affrontare lo
scontro con Jacky Imbert, noto come Le Mat, suo ex affiliato. Per alcuni anni
ancora, con difficoltà sempre maggiori, riuscì a resistere. Nel 1983 finì però
in carcere, dove l’anno successivo si tolse la vita.
Il seguito propone
differenze e ritorni significativi. Dal 1985 lo scettro è passato a
Vanverberghe, che lo ha tenuto fino alla sua morte, avvenuta a Parigi nel 2000,
dopo conflitti sanguinosi con la banda di Raymond Mihière, detto “il cinese”, e
Souhel Hanna-Elias, “il libanese”. Dopo l’uccisione, negli anni Ottanta, degli
ultimi due capi, Marcel Francisci e Paul Mondoloni, la connessione fra la
Corsica e la Provenza sembrava definitivamente chiusa, ma nei primi anni Zero
le cose sono cambiate. Da quanto emerge da rapporti di polizia, boss di Bastia,
nell’alta Corsica, che dai primi anni Ottanta del Novecento formano la mafia più
combattiva dell’isola, la Brise de mar, si sono accordati con altri còrsi di
Marsiglia, per riprendere il controllo degli affari, territoriali e non solo.
Al centro di tale gruppo sono la famiglia Castelli-Santucci-Mattei, i fratelli
Voellemier, i fratelli Guazzelli, i fratelli Pattacchini. La situazione rimane
comunque convulsa. Le Figaro, con riferimento all’area marsigliese ha scritto
nell’ottobre 2007 di un ambiente balcanizzato, diviso fra bande etniche, con
gli zingari che controllano la laguna di Berre e i nordafricani che presidiano
Salon-de-Provence. Ma si ha motivo di ritenere che il narcotraffico, in
vorticosa ascesa dopo lo scoppio della crisi, rimanga infeudato largamente ai còrsi:
probabilmente i soli in grado di pensare in grande, di poter ripristinare
quindi, laddove le circostanze lo rendano possibile, e l’attuale recessione
potrebbe costituirne lo sfondo, i fasti intercontinentali della French
connection. Alcuni fatti danno conto del resto di una situazione attiva. I boss
della Brise de mar hanno intrecciato relazioni con esponenti della mafia russa,
con cui gestiscono casinò; hanno sviluppato interessi nella costa tirrenica
italiana e in Nord Africa; risultano posizionati altresì in un paradiso fiscale
come la Repubblica Dominicana, dove hanno acquisito per 12 milioni di dollari l’hôtel-casino
“Dominican fiesta”.
In definitiva, quella realtà
composita che gli americani, un po’ mitizzandola, già negli anni Sessanta
denominavano Union corse, ritenendola peraltro più insidiosa della mafia
siciliana, va ritornando in auge, per diverse ragioni, incluse quelle
politiche, legate al locale indipendentismo. Un capo della Brise de mar,
Francis Mariani, è risultato in stretto contatto con Charles Pieri, dirigente
del gruppo nazionalista FLNC, Fronte di Liberazione Naziunale Corsu. Affiliati
della medesima sono risultati coinvolti altresì nell’assassinio di diversi
esponenti dell’Armata Corsa, fra cui lo stesso fondatore della formazione
dissidente, François Santoni, e Dominique Marcelli, noto peraltro per i suoi
legami con boss locali legati al narcotraffico: uccisi entrambi nell’agosto
2001. Come tende a organizzarsi il milieu còrso negli anni della crisi globale?
Le discontinuità sono evidenti, testimoniate dalle sinergie con la politica
indipendentista, e non solo. C’è tuttavia una tradizione, che potrebbe entrare
in gioco.
Enigmatica rimane al
riguardo la posizione dell’anziano boss Laurent Fiocconi, la cui vita viene
evocata in tutta la Francia come una leggenda. In contatto con il boss belga
Vanderberghe, divenne un narcotrafficante fra i più quotati negli ultimi scorci
della French connection. In tali contesti entrò in contatto con André Labay,
uomo d’affari, riciclatore dei capitali del narcotraffico, legato alle mafie, a
partire da quella italo-americana. Sorpreso nell’Atlantico con un carico di
eroina, in uno dei numerosi viaggi del battello “Caprices des Temps”, nel 1972
venne condannato negli Stati Uniti a diversi decenni di carcere, insieme con
Jean-Claude Kella, detto Le diable, di Tolone: altra figura leggendaria del
milieu còrso-provenzale. Evaso comunque in quello stesso anno dal penitenziario
di Atlanta, si rifugiò in Colombia, dove, ricevuta la cittadinanza, s’inserì
nel traffico di cocaina, alle dipendenze di Hector Roldan, collaboratore di
Pablo Escobar. Per seguire le fasi di lavorazione si stabilì in prossimità
della jungla, dove gli indios che coltivavano la coca lo chiamarono El Mago,
per le quantità straordinarie di cocaina che riusciva a estrarre. Intorno al
2000 si è ritirato in Corsica, dicendosi fuori da ogni traffico. Nel 2003 è
stato tuttavia arrestato per associazione criminale, in relazione a una vicenda
di cocaina. Dopo aver scontato due anni di carcere, è rientrato infine nell’isola,
conteso dalla stampa e dalle tv francesi, per il suo passato. Si tratta di
comprendere allora fino a che punto si tratti veramente del riposo di un boss
che ha fatto ormai il suo tempo.
Numerosi fatti testimoniano
che in Corsica la posta in gioco va sempre più elevandosi. E con questa, le
tensioni, che rompono la pax relativa seguita ai conflitti politico-mafiosi che
culminano nel 2001. La Brise de mar ha subìto attacchi non indifferenti, con un
discreto numero di vittime. Nel 2008 sono stati uccisi due affiliati di medio
calibro, Richard Casanova e Daniel Vittini. Nel 2009 sono caduti i boss Francis
Mariani, Pierre-Marie Santucci e Francis Guazzelli. Nel febbraio 2010 è stato
ucciso Benoît Grisoni, altro esponente del clan. Vanno acutizzandosi
probabilmente i dissapori che dividono i facoltosi boss del nord e il milieu
del sud còrso, che, con le sue basi a Porto Vecchio e Ajaccio, reca una storia
più discreta, legata alle vicende di Jean Baptiste Colonna, morto nel 2006 e di
Robert Feliciaggi, ucciso lo stesso anno. Si delinea in ogni caso un orizzonte
di sfide vario e complesso, di attacchi e contrattacchi. Nell’aprile 2009 sono
stati uccisi ad Ajaccio, da un commando dotato di armi da guerra, Nicolas
Salini e Jean-Noël Dettori, malavitosi di scarso rilievo. A giugno è stato
assassinato ad Alata Damien Gheraldi, noto alla polizia per affari di
stupefacenti. Nel novembre è caduto Jacques Butafoghi, prossimo a
Ange-Toussaint Federicci, boss del narcotraffico in carcere perché implicato in
un regolamento di conti avvenuto a Marsiglia nel 2006. Non sono tuttavia i
soli, giacché gli omicidi in Corsica nel 2009 sono stati almeno 25: un numero
del tutto eccezionale se posto in rapporto ai 275 mila abitanti dell’isola, ma
tanto più se posto in relazione con i dieci uccisi nel 2008 e le poche unità
dei tre anni precedenti.
Fonte: domani.arcoiris.tv
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