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Mafia: Palermo, la speranza parte dalle imprese PDF Stampa E-mail
Wednesday 16 June 2010
Fanno parte delle aree industriali di Termini Imerese, Brancaccio e Carini. D'ora in poi esporranno la scritta "Futuro Libero per le imprese". "I clan evitano di estorcere denaro ai commercianti di Addiopizzo per paura di esser denunciati" 
Quarantadue imprese delle aree industriali di Termini Imerese, Brancaccio e Carini aderiscono al consumo critico del Comitato Addiopizzo. Tre aree industriali siciliane che si uniscono con un comune denominatore per abbattere le richieste di pizzo e per rendere possibile un mercato libero ed eticamente concorrenziale. Presso i 42 stabilimenti saranno esposti dei cartelli con la scritta "Futuro Libero per le imprese".
Un nuovo simbolo della campagna contro il pizzo, per la lotta alla mafia. Un segno identificativo che unisce e sostiene il coraggio e la perseveranza di 42 fra medie e grandi imprese, alcune delle quali aderenti a Confindustria. L'accordo e' stato raggiunto tra Asi, Libero Futuro, Addiopizzo e Confindustria Palermo. L'iniziativa, infatti, e' stata fortemente voluta dal presidente del Consorzio Asi Palermo, Alessandro Albanese, dal presidente di Libero Futuro, Enrico Colajanni, dal vice presidente di Addiopizzo, Daniele Marannano e dal presidente di Confindustria Palermo, Nino Salerno. Si tratta di un'ulteriore presa di coscienza da parte del settore industriale, da sempre soggetto a pesanti sgravi e estorsioni mafiose.   "Dopo le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Giuseppe Di Maio, dalle quali si evince che i clan evitano di estorcere denaro ai commercianti di Addiopizzo per paura di esser denunciati - scrive in una nota Addiopizzo -, siamo sempre piu' consapevoli dell'efficacia della denuncia preventiva e della pubblicita' dell'adesione dei commercianti alla lista pizzo free.  Si tratta di denunce che nascono dalla spontanea volonta' della vittima, che noi incoraggiamo perche' possa trovare il coraggio e uscire dal calvario delle estorsioni".   "L'unione fa la forza. E noi - ha affermato Albanese - siamo riusciti in un'impresa senza precedenti: 42 aziende tutte insieme hanno detto no alla mafia. Ora piu' che mai questo cammino deve continuare perche' se non c'e' legalita' non ci potra' essere sviluppo". "Si sta lentamente sgretolando il muro di paura e sottomissione nei confronti delle cosche - ha aggiunto il presidente di Confindustria Palermo, Nino Salerno -. Tra gli imprenditori si percepisce una nuova ventata di coraggio e indipendenza rispetto al ricatto mafioso".
"Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con Addiopizzo e l'adesione delle 42 aziende e' un ulteriore segnale della collaborazione - ha affermato Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia -. La lotta alla mafia si fa con lo Stato ma anche con una presa di coscienza del mondo imprenditoriale".Tra coloro che hanno trovato la forza e il coraggio di uscire da un tunnel senza fine grazie alle associazioni antiracket c'e' Salvatore Albicocco, titolare di tre bar palermitani, che a fine marzo ha denunciato i suoi presunti estorsori; lo stesso percorso e' stato seguito, passo dopo passo dal titolare di un negozio di Cruillas, che dopo i furti e le continue richieste di pizzo ha fatto crollare il muro d'omerta' facendo scattare le manette ai polsi di un giovane incensurato.
 
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