di Giuseppe Bascietto
In Sicilia, a Gela, c’è stato un tempo, tra gli anni ottanta
e novanta, in cui i minorenni occuparono la scena con la formazione di una
nuova organizzazione criminale: La Stidda. È quanto ci spiega Giuseppe Ardica
nel suo ultimo libro Baby Killer, Storie di Ragazzi d’onore di Gela, nelle
librerie dal 16 giugno e pubblicato dalla Marsilio Editore nella collana gli
Specchi. Il libro originale e documentato, accende i riflettori sui ragazzini
di Gela che, armi in pugno, hanno conquistato la città, e racconta storie di
uomini che popolano la Sicilia di oggi. Il mondo raccontato in questo libro, scritto con il piglio
della narrativa d’inchiesta, è fatto di stragi, bombe, morti ammazzati e
puntuali riscossioni del pizzo. Giuseppe Ardica descrive con crudezza un mondo,
dove uccidere è più attraente che vivere nella legalità, dove fare affari con
la mafia è più conveniente che combatterla, dove ogni omicidio viene
pianificato ed eseguito con precisione, dove raggiungere i trent’anni fuori dal
carcere e senza aver ammazzato qualcuno è un fatto raro, insomma un mondo in
cui, per un breve periodo di tempo, i criminali più temuti e rispettati sono
stati ragazzini di appena quindici anni.
Emblematica la storia di Simone Iannì,
soprannominato Occhiazzurri, che nel giorno del suo tredicesimo compleanno
riceve dal padre una pistola. Per lui era giunto il momento di andare in giro
per Gela a “scovare” e a “scannare” i suoi nemici. Pagina dopo pagina Baby
Killer racconta, attraverso gli occhi dei bambini, la storia di una Città di
frontiera, povera e progressista. Una città dove la tranquillità finisce nel
1987, quando cominciano i lavori per la costruzione della diga disueri e viene
ammazzato il vecchio boss Pietro Rubulia(Francesco Madonia di Vallelunga). Il
segnale è chiaro. C’erano nuovi affari da far partire, le estorsioni, l’usura,
il traffico di droga e armi. A monopolizzare il mercato ci pensa il figlio di
Rubulia(Piddu Madonia). Ma altri sono interessati agli appalti e ai traffici di
droga e armi. Sono gli stiddari o clan dei pastori. I bambini. I picciriddi di
Cavallo Pazzo(Giovanni Cavallo, capo dell’omonimo clan)che Giuseppe descrive
con grande abilità tanto da coinvolgere il lettore e farlo soffrire con loro.
Criminali comuni che combattono Cosa Nostra e che sono interessati anche a
esercitare il controllo sugli appalti e sui sub-appalti. Insomma Baby Killer si
staglia in un orizzonte industriale povero e feroce, dove i frutti sono i
rifiuti tossici, i bambini che uccidono, i quartieri ghetto, i cadaveri trovati
scheletri nelle campagne. Il libro rivela la filigrana drammatica della città
di Gela, fatta di ricatti e pallottole, politica e occhi chiusi, dove una mafia
parallela (la Stidda), minore ma feroce, attecchisce e si arricchisce, mentre
la mafia passa di moda ed esce dal circo mediatico. Si racconta un pezzo di
Sicilia dimenticata, laterale, invisibile. Senza le cupole palermitane, senza
gli eroi dell’antimafia e i boss che hanno fatto la loro guerra allo Stato. Per
capire la Sicilia bisogna passare anche di qua, per strade secondarie, città
lontane, personaggi sconosciuti.
Giuseppe Ardica è un testimone, diretto e oculare, di un
mondo che bisogna aver visto con gli occhi, per poterlo raccontare. Testimone
appassionato, che conosce le difficoltà di vivere a testa alta in queste zone e
sa quanto la neutralità sia impossibile e l’indifferenza complice, tanto più in
queste terre, che conosce perché sono sue. Giuseppe con questo libro
restituisce i profumi buoni e gli
umori cattivi di una Sicilia che oggi vuole presentarsi diversa, senza la sua
storia grande e terribile, che in ogni caso bisognerà pur ricordare e
raccontare, se si vorrà capire che cosa è stato e che cosa, domani, qui potrà
accadere.
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