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Mafia: trattativa Stato-Cosa Nostra, spuntano i nomi di Paolo Berlusconi e Alberto Mori
Sunday 14 March 2010
Un file della Direzione Investigativa Antimafia del 1999 fa riaprire le inchieste sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, tirando in ballo Paolo Berlusconi e Alberto Mori, fratello dell'ex Generale Mario Mori, (ex capo del Ros e poi del Sisde, oggi capo dell’ufficio sicurezza del Comune di Roma e membro del comitato per la legalità e la trasparenza degli appalti dell’Expo di Milano. Assolto per la mancata perquisizione del covo di Riina è tutt’ora sotto processo per la mancata cattura di Provenzano).  Grandangolo nell'ultimo numero ne ricostruisce la storia e i retroscena. 

Qualche settimana fa, con grande sforzo economico e mediatico, Giuseppe Arnone, ha accusato Grandangolo di inventarsi notizie circa l’esistenza di una indagine che partendo dalle stragi di Falcone e Borsellino puntava l’attenzione su personaggi di Agrigento. Interviste televisive, manifesti, spazi autogestiti, volgarità a iosa per difendere la posizione e gli interessi di Giovanni Miccichè, socio del condannato per mafia Filippo Salamone, ed entrambi titolari della Impresem spa, della Tecnofin e numerose altre società finite nel mirino della magistratura antimafia. L’Impresem, soprattutto, per sentenza definitiva, ha gestito tangenti ed estorsioni, consegnando alla mafia intesa come associazione criminale e a Salvatore Riina, inteso come capo indiscusso di Cosa Nostra, miliardi e miliardi di lire
Ultimo aggiornamento ( Sunday 14 March 2010 )
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Palermo: La ''nuova regola mafiosa'' a Santa Maria di Gesu
Friday 12 March 2010
di Aaron Pettinari

Nel documento di fermo con il quale i pm della Dda Roberta Buzzolani e Francesca Mazzocco, coordinati dall´aggiunto Ignazio De Francisci, hanno mandato in carcere ventuno esponenti della cosca di Santa Maria di Gesù, che si stava adoperando per assumere un ruolo egemone nell'intera città palermitana, vi è l'immagine di una mafia che si rinnova guardando comunque al passato per stabilire regole e “modus operandi”.Le attività d’indagine compiute hanno permesso di ricostruire l’organigramma, le strategie e le dinamiche della famiglia espressamente impegnata ad allargare il proprio territorio, approfittando dell'instabilità interna di Cosa Nostra palermitana, duramente colpita nel tempo dalle continue operazioni compiute dalle forze dell'ordine.
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Mafia all'università: ecco come cosa nostra e 'ndrangheta si sono impadroniti dell'ateneo messinese
Wednesday 10 March 2010
di Antonio Mazzeo
Inchieste giudiziarie e ricercatori sostengono che il Ponte sullo Stretto di Messina, più che due sponde, servirà a congiungere due cosche, o meglio, le due grandi holding criminali che controllano il territorio e l’economia in Calabria e Sicilia. Nell’Università di Messina, però, mafia e ‘ndrangheta operano in collegamento perlomeno sin dagli anni ’70, quando anche grazie a certi “studenti” di estrema destra e all’occhio benevolo degli inquirenti, l’Ateneo divenne il laboratorio sperimentale di un’alleanza politico-criminale che avrebbe colto i suoi frutti con la stagione delle stragi del 1992-93. Mafia e ‘ndrangheta hanno messo le mani su grandi e piccoli affari dell’università dello Stretto: dagli appalti per la realizzazione del Policlinico a quelli per la gestione di mense e servizi; dalla compravendita di esami e titoli di studio al traffico di armi e stupefacenti all’interno dei locali universitari.
Ultimo aggiornamento ( Wednesday 10 March 2010 )
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Il boss cambia affari: acqua, rifiuti, supermercati; ecco le nuove frontiere della mafia siciliana
Friday 05 March 2010
di Carlo Ruta

La realtà documenta che, a dispetto delle confische operate in questi anni, l’economia della Sicilia continua a essere soggetta all’iniziativa mafiosa. Si registrano comunque mutamenti di rilievo. Se nel secondo Novecento le consorterie hanno puntato in modo debordante sull’edilizia, pubblica e residenziale, negli ultimi tempi, senza nulla togliere al cemento, che a dispetto di tutto mantiene il proprio fascino, le medesime sono state attratte pure da altri tipi di affari, per più ragioni in vistosa crescita. Nella lista dei business più ambiti sono finiti le energie rinnovabili, la gestione dei rifiuti, la grande distribuzione. Era nelle cose del resto che avvenisse, giacché è su tali linee che si giocano oggi sfide, pure in chiave economica, fra le più importanti.

Ultimo aggiornamento ( Friday 05 March 2010 )
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Messina: Barcellona Pozzo di Gotto, l'anitmafia nel mirino del consiglio comunale
Tuesday 02 March 2010
di Antonio Mazzeo

Guai a voler verificare la legalità del procedimento amministrativo relativo alla realizzazione del più grande parco commerciale della Sicilia, un affare per svariate centinaia di milioni di euro in un’area ad altissima densità mafiosa. Politici e consiglieri comunali, compatti, sono pronti ad invocare liste di proscrizione e finanche la testa di quelli che vengono tacciati pubblicamente di essere «strabici carrieristi» e di «avvelenare i pozzi» della città, magari su mandato delle forze oscure dei comuni limitrofi. È quanto accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) al Movimento Civico Città Aperta e al Presidio “Rita Atria” di Libera, ree di aver puntato i riflettori sul voto unanime del consiglio comunale che ha approvato una variante al PRG per consentire l’insediamento di megashopping, negozi, alberghi e ristoranti su 18,4 ettari di terreni agricoli.  Le due associazioni avevano presentato in Comune formale richiesta di accesso al fascicolo sull’iter amministrativo del progetto, esprimendo poi in un comunicato il timore sulla «dubbia provenienza» dei capitali per l’operazione.
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Testo integrale del piano di rinascita democratica della Loggia P2 di Licio Gelli
Tuesday 02 March 2010
Quanto di questo programma è stato fino ad oggi realizzato? Il Piano di rinascita democratica fu sequestrato all’aeroporto di Fiumicino nel sottofondo malamente camuffato di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia di Licio, che stava tornando in Italia da Nizza. Dopo averli fatti rinvenire, Gelli ha avuto cura di introdurre nuovi elementi di confusione precisando, nel giugno del 1984, che il Piano di rinascita non è mai esistito. Esso era solo un insieme di appunti che dovevano servire da scaletta per una serie di articoli e relazioni. “Non era altro – dirà lo stesso Gelli - che un'esposizione sullo stato della nazione, lecita per qualsiasi cittadino che voglia esprimere il suo punto di vista sull'andamento generale del paese".

 

 

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 02 March 2010 )
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